Arianna o il labirinto|Venezia|4.3.2010
Arianna o il labirinto|Venezia|4.3.2010

      rappresentazione teatrale

 4.03.2010

Venezia
Teatro Goldoni
ore 20.30

con 
Paola Di Meglio

testo di 
Monica Centanni, Daniela Sacco

accompagnamento musicale 
Alvise Seggi

da
Catullo, Properzio, Ovidio, Pausania, Nietzsche, Hofmannsthal, Borges, Pavese, Dürrenmatt

 

Arianna sa la danza.

Per mezzo del filo che soltanto la principessa sa svolgere e riavvolgere, con la grazia dei suoi passi di danza, Arianna si orienta negli intricati meandri del labirinto, e così Teseo uccide suo fratello Minotauro, il mostro frutto dei bestiali amori della madre, Pasifae, e del toro divino di Poseidone. Per amore di Teseo, Arianna tradisce la sua patria, Creta, tradisce il padre, Minosse, tradisce il fratello Minotauro.

Arianna sa l’amore e il tradimento.

Arianna sa la partenza.

Teseo, per aridità, per paura o perché travolto dall’oblio, abbandona la fanciulla cretese nell’isola di Nasso. Arianna si risveglia, in una bianca alba, sola: all’orizzonte, le vele spiegate della nave di Teseo che veloce  fa rotta verso Atene. Arianna si agita, si dispera, rischia di rimanere pietrificata dal suo stesso dolore, ma infine piange.

Arianna sa il dolore.

Arianna sa il risveglio.

La fanciulla cretese ha nel nome la luce del sole, nel sangue i geni divini della Grande Dea. Dioniso, imprevisto, ineffabile, risveglia Arianna dal sonno greve della disperazione e la prende con sé. Il dio che viene da lontano, il dio dell’oblio e dello specchio, il dio-toro, non porta rimedi consolatori alle sofferenze dell’umano, ma promette una nuova, sovrumana, ‘gaia scienza’: la sapienza, insieme dolcissima e crudele, del dolore più profondo e della gioia più piena.

Arianna sa il labirinto.