Neottolemo, Oreste, Telemaco, figli degli eroi|Venezia|3.5.2012
Neottolemo, Oreste, Telemaco, figli degli eroi|Venezia|3.5.2012

03.05.2012_Nottolemo_oreste_telemaco        rappresentazione teatrale

3.05.2012

Venezia
Teatro Goldoni  
ore 20.30

con
Chiara Soleri e Andra Bellacicco

testo di
Monica Centanni e Daniela Sacco

luci e musiche a cura di
Paolo Battistel e Alessandra Pedersoli

produzione
Associazione culturale Engramma

lettura teatrale da
Omero, Eschilo, Sofocle, Euripide, Virgilio, Igino, Ovidio, Stazio, William Shakespeare, James Joyce

 

 

Neottolemo, Oreste e Telemaco – tre giovani personaggi che condividono la sorte di figli di eroi gloriosi, lontani da casa per molti anni per la guerra di Troia: le loro vicende e il loro destino si incrociano nel complesso intreccio delle storie del mito. Legati in modo indissolubile alla figura del padre, i figli di Achille, di Agamennone e di Ulisse, dopo avere a loro volta compiuto eroiche imprese, sono in scena a dire le loro ragioni, sempre nel nome del padre. Perché la fragile identità del figlio si alimenta soltanto di luce riflessa: non sussiste di per sé, ma si costruisce nel desiderio e nella solitudine, a immagine e somiglianza della gloria del padre: emulare le gesta eroiche del genitore, dimostrare di essere alla sua altezza, e comunque vivere nell’attesa dell’incontro con il padre per ottenere da lui, in vita o in morte, un riconoscimento.

Così Neottolemo, dopo la morte del padre che non ha mai conosciuto, va alla guerra di Troia e, come doppio e controfigura di Achille, conquisterà la città in suo nome, ma poi soccomberà vittima egli stesso della feroce ostilità di Apollo. Così Oreste, che ha vissuto tutta la sua adolescenza prima nell’assenza del padre e poi nel desiderio di vendicarne la morte, è coinvolto nel tragico abisso che insanguina la casa degli Atridi. Così Telemaco, che dopo due decenni di assenza ritrova il padre e combatte al suo fianco facendo strage dei Proci, e dopo aver cercato invano di salvare Ulisse dalla morte che gli era stata profetizzata, va a dare sepoltura al suo corpo nell’isola di Circe, liberandosi così di quella ingombrante figura.

Accanto ai figli, in dialogo con loro, sono le madri – Deidamia con Neottolemo, Clitemnestra con Oreste, Penelope con Telemaco: donne che hanno subìto la violenza della guerra, che sono state abbandonate e diversamente offese, e che tentano, invano, di salvare la loro creatura dal destino che inchioda la sua esistenza alla figura del padre.