Figli di Marte|Iuav|aprile 2015
Figli di Marte|Iuav|aprile 2015

  mostra

  28.04.2015 > 8.05.2015

  Venezia
  cotonificio, spazio Gino Valle
  ore 10.00 > 19.00

  a cura di
  Monica Centanni

ideazione
Giulia Bordignon, Monica Centanni, Daniela Sacco

promossa da
Centro studi classicA Iuav
Università Iuav di Venezia | Dipartimento di culture del progetto
Università di Catania | Dipartimento di Scienze Umanistiche
Accademia di Brera di Milano
INSMLI | Istituto Nazionale per la storia del Movimento di Liberazione in Italia, Milano
Associazione culturale Engramma

Per quanto concerne la forma di questa ricerca ci proponiamo di sortire
l’effetto di un proiettile a scoppio ritardato, e promettiamo al lettore
disposto a seguirci attentamente che non verrà risparmiato neanche lui

Ernst Jünger, Sul dolore (1934)

Cosa c’entra la potenza d’amore con l’orrore della guerra? Quanto sapevano l’uno dell’altro i tre intellettuali tedeschi Aby Warburg, Ernst Jünger, Bertolt Brecht? Cosa pensava Warburg di Jünger? O Jünger di Brecht? Quanto erano consapevoli di muoversi sullo stesso terreno, coinvolti a distanza nello stesso esperimento di dire l’indicibile, l’orrore della Prima guerra mondiale, affidandosi alla potenza delle immagini?

Guerra, memoria, potere delle immagini: tre protagonisti della cultura europea del Novecento sono convocati per la prima volta insieme, a incrociare i loro pensieri e i loro sguardi sulla rivoluzione dello spazio, del tempo, della percezione innescata dalla Prima guerra mondiale.

L’impatto della guerra genera naturalmente afasia: Aby Warburg, Ernst Jünger, Bertolt Brecht, da prospettive  diverse, con diverse poetiche, inscenano, insieme, un inedito “teatro di Marte”, sfidano l’orrore dando la parola all’immagine. L’uomo, se non vuole limitarsi alla sopravvivenza, deve “prendere posizione”: riprendere la parola, rinominare il mondo: A B C.

Il Bilderatlas Mnemosyne di Aby Warburg (1929), la Veränderte Welt (Il Mondo Mutato) di Ernst Jünger (1933), la Kriegsfibel (Abici della guerra) di Bertolt Brecht (1933-1947) sono le opere presentate in mostra. L’Atlante di Warburg, l’opera fotografica di Jünger e il sillabario di ‘fotoepigrammi’ di Brecht, insieme ‘fanno simbolo’: chiamate a dialogare fra loro, diventano contrassegni diversi e complementari dell’atto di rinominazione di un mondo che, dopo la guerra, non sarebbe più stato lo stesso.

Tra i materiali di queste opere, attraverso il pensiero eccentrico dei tre intellettuali, si traccia il disegno di una “amicizia stellare” – una costellazione dominata dall’influsso incostante e inquieto di Marte. Marte, la cui orbita ellittica insegna a Keplero a inventare la modernità, rivoluzionando il disegno del cosmo. Ares, “il più odioso degli dei”, che è però anche lo spirito eracliteo del polemos che innesca movimento e dà vita al mondo. E ancora Ares, amante di Afrodite, che temperato da amore concepisce Armonia.

Parole e immagini: le vere armi per il combattimento nella guerra civile dell’intelletto
Aby Warburg

La guerra si rivela non lontana dal lavoro in fabbrica, dal preciso ritmo di lavoro di una turbina alimentata a sangue
Ernst Jünger

La guerra è come l’amore: trova sempre il suo fine
Bertolt Brecht